
Mettendo a posto un po' di materiale dall'ultimo visita in Israele qualche settimana fa mi è tornato tra le mani "Chissà cosa pensano i cammelli", il racconto autobiografico di Gabriele Levy sulla sua esperienza come "olim chadashim", nuovi immigranti, in un kibbutz negli anni '70.
Gabriele era nel Negev, a Bet Nir, e descrive bene la vita del kibbutz e le sue regole, ma che contrasto trent'anni dopo con ciò che ho visto a Nord di Tel Aviv e in Galilea. La struttura comunitaria resiste, ma i kibbutz sono spesso aziende cooperative con fatturati da 200 milioni di dollari in tutto il mondo.
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