il blog di Guido Romeo: appunti di un giornalista su innovazione, scienza, media, culture e tecnologie, insomma un po' di tutto quello che vedo in giro per il mondo
(se però qualcuno dice politica metto mano alla pistola...)
.... Je prefère mon Epoòòò" è il ritornello della canzoncina "Epo, te quiero" satirico demenziale lanciata da tre giovani musicisti francesi,Franck Lascombes, Sébastien e Emmanuel Lipszyc, che prendono allegramente in giro il dilagare di eritropoietina e di tutte le altre schifezze tracannate, iniettate e spalmate da tanti (così pare) ciclisti del Tour de France.
Si può fare innovazione senza raccontarla? Quasi sicuramente no, perché come già sottolineano in molti tra cui http://www2.blogger.com/profile/17806293501450632730David Nordfors, al quale dobbiamo il neologismo Innovation Journalism (InJo per gli addetti ai lavori), l'innovazione è in realtà frutti di un ecosistema orrizzontale che coinvolge più livelli culturali e sociali. All'Auditorium del museo Pecci di Prato a partire dalle 10.30 e grazie al progetto District finanziato dalla Ue.
A proposito, questo post è ripetuto anche su Serendipity, il nuovo nato sotto l'ala del Sole24Ore ch ha lanciato la bella iniziativa Nòva100, una piattaforma di blog senza precedenti in Italia e certamente con pochi in Europa.
Così chiama Cagliari chi arriva dal mare scorgendo per prima cosa i suoi bastioni bianchi. Bellissima, piena di idee e fermenti, ma anche di indolenze più o meno visibili. Una bella sintesi, filtrata nella fiction, è "Mi fido di te" del veneto-sardo Massimo Carlotto e del sardo-sardo Francesco Abate.
Il "piccol mondo perfetto" tra la spiaggia del poetto e la boscosa Pula non è destinata a durare per sempre - è la tesi dei due scrittori - perché la criminalità, come l'economia è globalizzata. E guai a chi si fa colonizzare.
Il volumetto è divertente e pieno di "insight" sulla vita cagliaritana, ma non leggetelo a tavola. E' pieno di sofisticazioni alimentari.
Lo slang americano è una lingua a sè, in continua evoluzione e contaminazione e forse una delle cose più divertenti della cultura degli States.
Avendoci vissuto già sapevo un paio di cose sui "Guido", ma mettendo il mio nome e cognome nel meraviglioso Urban Dictionary ho ricevuto risposte spendidamente spietate. In pratica, se il nomen è omen, dovrei essere il sosia del "Jesus" del Big Lebowski.
Tanto per darvi un'idea:
1. guido
2099 up, 383 down
A sad pathetic excuse for a male; not necessarily of Italian descent, but most likely; usually native to the New York/New Jersey Tri-State area.
WARDROBE: tight zipper shirts, tracksuits, designer jeans, fuzzy kangol hats, tiny hoop earrings, fake gold chains, and related Euro-trash garb and tacky cheese-wear.
...
PASSTIMES/RECREATIONAL ACTIVITIES: Guidos enjoy beating up a non-white or homosexual while assisted by a group of 5-10 guido friends backing them up; engaging in date rape; and displaying their lack of rhythm by dancing poorly in the middle of a club's dance floor while non-guidos look on in disbelief.
Allora è decisamente meglio fare il "romeo":
1. romeo
71 up, 3 down
In the world of espionage, the romeo is a male who is carefully placed within a high level government agency to seduce lonely females placed high in the government,and use emotional and/or romantic blackmail to gain sensitive information about the government's activities.
Ascoltando-distrattamente-la polemica sul video della BBC "Sex Crimes and Vatican" viene in mente la battuta di Ed Hutch (aka Bogart) a chiusura di "Deadline Usa" del '52: "That's the press baby, the press...".
Ai tempi del web sembra che dire di non volere trasmettere rischi proprio di diventare la miglior promozione per gli altri media. E per un video che non è poi gran che come inchiesta.
La scienza ha bisogno di miti, ma la storia dei gravi lasciati cadere dalla torre per dimostrare formulare le sue equazioni sulla gravità sono tutte una balla. Lo scienziato pisano in realtà utilizzava dei piani inclinati su cui faceva rotolare dei pesi.
Ma l'altro giorno passandoci accanto, anche Campo dei miracoli mi sembrava un po' inclinato e gli ho fatto una foto.
Più seriamente: a Pisa ho anche trovato un tassista illuminato che discettava di concorrenza e qualità del servizio più chiaramente di molti economisti e di Bersani diceva che ha fatto troppo poco!
Mettendo a posto un po' di materiale dall'ultimo visita in Israele qualche settimana fa mi è tornato tra le mani "Chissà cosa pensano i cammelli", il racconto autobiografico di Gabriele Levy sulla sua esperienza come "olim chadashim", nuovi immigranti, in un kibbutz negli anni '70.
Gabriele era nel Negev, a Bet Nir, e descrive bene la vita del kibbutz e le sue regole, ma che contrasto trent'anni dopo con ciò che ho visto a Nord di Tel Aviv e in Galilea. La struttura comunitaria resiste, ma i kibbutz sono spesso aziende cooperative con fatturati da 200 milioni di dollari in tutto il mondo.
Di fronte a un risotto novarese sabato ho parlato tanto di spazio, satelliti e spioni. L'occasione era il Premio Piazzano assegnatomi a Novara. Un'occasione particolare visto che avevo conosciuto Piero nel 2000 quando era ad Airone e vinse il premio di giornalismo Geod che coordinavo. Io avevo cominciato a scrivere da qualche anno e ricordo la sottomissione del suo materiale che faceva impallidire quelle di quasi tutti gli altri concorrenti per quantità e qualità.
Risotto e premio sono stati accompagnati da ottimi incontri tra cui Alberto Toscano, corrispondente da Parigi per Panorama e Il Giornale e autore di "France-Italie. Coup de tête, coup de coeur", che presideva la giuria; Ernesto Vallerani, un capitale di conoscenze e idee su dive va l'industria aerospaziale e in particolare Achille Judica Cordiglia, oggi cardiologo, ma hacker ante litteram negli anni '50 e '60, quando con un'apparecchiatura da radioamatori intercettarono il segnale del primo Sputnik e poi di tantissime Soyuz come quella di Gagarin. Rivelazione: prima di Gagarin ci furono almeno 14 cosmonauti che bruciarono vivi nel rientro sulla Terra. E' appena uscito anche un bel libro- Dossier Sputinik - sui loro ascolti clandestini da Torre Bert, ma ripresi in diretta dalla Rai di Emilio Fede.
Su quella degli Judica Cordiglia tornerò. E' una storia di pirati dello spazio, ma anche un sintomo di quanto l'Italia ha la memoria corta. Se l'avessero fatto negli Usa forse gli avrebbero intitolato un centro ricerche come il Goddard.
Finalmente a Trieste la ricerca di cui è piena la città scende in piazza. Anzi la invade. E' Fest, la prima fiera dell'editoria scientifica che ho visitato per Nòva24 con la quale venerdì abbiamo organizzato un'altra bella puntata dei convegni delle Città Illuminate di cui parla anche il blog Luca De Biase che moderava.
Tra gli invitati a parlare di città nell'epoca della conoscenza che ho conosciuto in loco l'assessore Roberto Cosolini, i bravissimi Pierluigi Sacco e Nadio Delai. E last but not least, la bravissima Barbara Franchin, già incontrata per la pagina su Trieste uscita il 17 su Nòva.
A proposito, da segnare in agenda ITS6 a Trieste dal 12 al 14 luglio!
Per la serie appuntamenti mancati, a Bologna è in corso la festa della musica e della genetica organizzata dalla Fondazione Europea per la Genetica. Tra gli appuntamenti del bel programma Research on music and emotion at InfoMus Lab martedì prossimo 22.5 per scoprire una musica che si può anche vedere e toccare.
A proposito. La letteratura in merito è vastissima, ma ecco una cosa carina apparsa recentemente sul Focus.it.